Il DDL Alfano mina la libertą della rete, i bloggers non ci stanno e scendono in piazza
Il DDL Alfano sta raccogliendo critiche e proteste da parte dei blogger italiani, preoccupati dalla possibilità che la trattazione dell’ articolato predisposto dal guardasigilli, in programma nel mese di settembre, possa concludersi con l’ approvazione della norma che introduce l’ obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti coloro che, a vario titolo, tengono un blog o un sito web, punendo la mancata rettifica con sanzioni di entità notevolissima. Già all’ inizio del nuovo millennio l’ Italia si era distinta con una legge (la n. 62/2001) che metteva in discussione la libertà di comunicare su internet con la ridefinizione del concetto di "prodotto editoriale", che spinse molti titolari di siti internet a specificare nella pagine del proprio sito l’ assenza di una delle caratteristiche richieste alle pubblicazioni - anche su internet - per rientrare in tale concetto ed originare l’ obbligo di registrazione della testata e della direzione qualificata: la periodicità. Ancora oggi, vagando per la rete, è possibile imbattersi in siti che si preoccupano di specificare la natura non periodica degli aggiornamenti per escludere che il proprio sito possa considerarsi "prodotto editoriale" ai termini e per gli effetti della L 61/2001. Con il DDL Alfano, che ha come oggetto principale la materia delle intercettazioni telefoniche, si vorrebbe adesso introdurre un obbligo generalizzato di "rettifica" entro le 48 ore, su richiesta dell’ interessato, con le conseguenze che si possono immaginare. E’ ancora presto per capire come andrà a finire, ma intanto la protesta è già iniziata e ieri a Piazza Navona un gruppo di circa 200 blogger ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso, esibendo t-shirt con vari messaggi, tra i quali spiccava "Giorgio non firmare". L’ obbligo di rettifica, secondo autorevoli commentatori, dovrebbe sussistere solo per i siti soggetti a registrazione e non anche per blog e siti più o meno amatoriali, altrimenti saremmo di fronte ad una nuova forma liberticida di controllo dell’ informazione, in tutto e per tutto simile a quella di paesi non propriamente democratici, come la Cina o l’ Iran. O dovremo assoldare un prestigioso
studio legale anche solo per aprire un blog?
Marco F.
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scritto da marco.faddi
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